|
(Pubblicato su Colture Protette n. 7, 2002 – Pianeta Sicilia) Nel marsalese l’orticoltura di pieno campo ha un’antica tradizione e viene praticata in aziende di modeste dimensioni da agricoltori che in molti casi ricorrono all’affitto dei terreni. In passato erano pochi gli agricoltori che praticavano l’orticoltura a tempo pieno; la maggior parte di quelli che si dedicavano a quest’attività erano impegnati durante l’inverno come braccianti nel comparto viticolo e in estate si trasformavano in lavoratori autonomi. Le colture che si praticavano erano principalmente anguria, pomodoro tardivo, patata, cavolfiore, lattuga e, in limitate superfici, alcune specie minori. Le coltivazioni si svolgevano senza alcuna protezione e nel periodo primaverile-estivo. Ad un certo punto in alcune coltivazioni come l’anguria si cominciarono ad utilizzare sistemi protettivi temporanei, impiegando piccoli tunnel. Questi apprestamenti, costituiti da archetti di ferro posti lungo la fila alla distanza di m 2 e coperti con polietilene spesso mm 0,07, vengono collocati subito dopo l’impianto della coltura e quando la temperatura interna supera i 35°C si procede all’arieggiamento e successivamente alla loro rimozione. Con l’introduzione dei tunnel di medie dimensioni, utilizzati inizialmente solo per la fragola, gli orticoltori hanno cominciato ad ampliare la gamma delle specie coltivate e ad organizzare avvicendamenti colturali che consentissero di utilizzare al meglio i terreni disponibili e di garantire la loro piena occupazione. La struttura portante di questi tunnel è costituita da tondini di ferro o profilati metallici zincati piegati ad arco e conficcati nel terreno ad una profondità di 50-60 cm. Ponendo in sequenza più archi alla distanza di m 2 e collegandoli con fili di ferro zincato che corrono lungo il colmo e le pareti, si vengono a creare tunnel larghi 4-4,5 m, alti 2 m e lunghi mediamente 50-70 m. Questo tipo di tunnel costituisce una struttura molto economica (1000-1.500 euro/m2), di lunga durata e facilmente trasportabile da un appezzamento all’altro. Inoltre consente di coltivare molte specie a taglia bassa e di programmare gli avvicendamenti e gli spostamenti in modo da evitare la sterilizzazione del terreno. Pertanto nelle aree tipiche dell’orticoltura di pieno campo, caratterizzate dalla disponibilità d’acqua e dalla presenza di terreni appartenenti all’associazione “terre rosse - litosuoli”, si assiste da qualche anno al diffondersi di questo apprestamento protettivo, destinato non solo alla coltivazione delle fragole ma anche ad ospitare specie che prima venivano coltivate all’aperto solamente nel periodo primaverile-estivo. Ormai la melanzana, il peperone, lo zucchino, il fagiolino, la lattuga e qualche altra specie, inseriti in opportuni avvicendamenti, vengono coltivati tutto l’anno. Il fagiolino viene impiantato nei mesi di dicembre e gennaio, in successione alla lattuga, a febbraio- marzo in consociazione con melanzana e peperone e a maggio, in successione alla melanzana e al peperone. Lo zucchino s’impianta nei mesi di ottobre e novembre e viene seguito dal peperone, o da altre colture come melanzana, anguria e melone d’inverno. La lattuga viene coltivata in cicli brevi e si avvicenda con tutte le altre specie. La melanzana e il peperone vengono trapiantati in diversi periodi e seguono vari avvicendamenti: trapianto in agosto in successione alla fragola e in precessione al fagiolino trapiantato a gennaio; trapianto in ottobre per produzioni fino a giugno; trapianto a febbraio in consociazione con la fragola e in precessione allo zucchino trapiantato a novembre; trapianto ad Aprile in successione allo zucchino e in precessione al fagiolino. Gaspare Bonomo Mario Bellafiore
|