(sezione operativa ESA Marsala 2001)
FRAGOLA (Fragaria x ananasso)Marsala con i suoi 150 ettari di fragola in coltura protetta rappresenta il polo più importante della fragolicoltura siciliana. Elementi caratterizzanti di questa coltura sono: - sistema di protezione costituito in prevalenza da tunnel alti m 2 e larghi m 4-4,5, spostati annualmente da un appezzamento all'altro;
Nonostante gli aspetti positivi di questa realtà produttiva (omogeneità dell'offerta, ampio calendario di commercializzazione, costi di produzione non molto elevati, buone caratteristiche igienico-sanitarie) poco è stato fatto per la valorizzazione commerciale del prodotto. La produzione marsalese, stimata intorno ai 45-50.000 q viene collocata nei mercati all'ingrosso di tutta Italia attraverso cooperative (30%) e commercianti, in confezioni tradizionali (vaschette di plastica colorate da 150-200 g) e senza servizi aggiuntivi. La fragolicoltura marsalese ha comunque tutte le caratteristiche per interessare un mercato più vasto e più remunerativo. Si tratta innanzitutto di creare le condizioni per una maggiore concentrazione dell'offerta e poi agire su quei fattori che contribuiscono a migliorare l'immagine del prodotto mediante azioni di marketing. Per esempio molto si può fare a livello di confezione, utilizzando vaschette trasparenti, cellofanate e prepesate, in modo da dare visibilità ai frutti, garantire l'igiene della confezione e la sicurezza del peso. Ma è anche importante curare l'identità del prodotto, accompagnandolo con note informative sul luogo di produzione, sui sistemi di coltivazione e sulle caratteristiche organolettiche e igienicosanitarie. Si può infine sfruttare il fatto che la fragola richiama più l'immagine di dessert, di dolce, che di frutta a fine pasto. Sotto questo aspetto potrebbe formare col Marsala, famoso vino da dessert, un'accoppiata promozionale e commerciale di grande sinergia. L'impianto del fragoleto con piantine frigoconservate La buona riuscita di un fragoleto dipende in larga misura dalle scelte effettuate prima della messa a dimora delle piantine e dalle tecniche adottate nel corso della coltivazione. Queste variano con l'ambiente di coltivazione e il materiale di moltiplicazione impiegato. Operando in ambiente protetto e con materiale frigoconsevato bisogna porre attenzione all'epoca d'impianto, alla preparazione del terreno, alla concimazione di base e alla scelta delle piantine. Epoca di piantagione L'epoca di messa a dimora delle piantine influenza il risultato produttivo del fragoleto. Nelle condizioni ambientali marsalesi, impiegando cultivar adatte al Sud, l'epoca d'impianto non deve protrarsi oltre il mese di agosto se si vuole ottenere il massimo rendimento produttivo. In questo periodo le condizioni ambientali non sono molto favorevoli all'attecchimento delle piantine e, spesso, se non si opera con molta attenzione, si possono avere numerose fallanze. Preparazione del terreno Si deve porre molta cura nella preparazione e nella sistemazione del terreno, in modo da creare le condizioni per un facile smaltimento delle acque sia in superfìcie che in profondità ed impedire così ad alcuni pericolosi parassiti vegetali (verticillium, rhizoctonia,ecc.) di svilupparsi. La preparazione del terreno deve avvenire molto prima dell'impianto, soprattutto se si devono interrare i concimi organici (letame). Dopo l'aratura profonda e i lavori di amminutamento il terreno va sistemato a prode, che devono essere molto alte, 30-40 cm, e livellate al colmo. In caso di coltura ripetuta è necessario ridurre il carico di patogeni tellurici ricorrendo alla fumigazione con bromuro di metile. In vista del divieto dell'impiego di questo prodotto è consigliabile prevedere un avvicendamento della fragola con altre colture poco suscettibili ai comuni parassiti tellurici (lattuga, fagiolino, zucchino, fava, pisello, ecc). Anche con la solarizzazione si possono ottenere risultati positivi. Questa tecnica consiste nel riscaldamento del terreno mediante una copertura con film plastico trasparente spesso 0,03 mm e va effettuata nel periodo estivo per 7 - 8 settimane, tenendo il terreno umido al fine di aumentare la sensibilità dei microrganismi e migliorare la conducibilità termica. Il film plastico può essere collocato sul terreno già sistemato a prode, con lo scopo di aumentare la superfìcie esposta al calore solare, di facilitare la penetrazione del calore in profondità e di evitare, al termine dell'operazione, di rimescolare gli strati superficiali solarizzati con quelli profondi. Concimazione d'impianto Prima di programmare la concimazione è necessario effettuare le analisi del terreno per esaminare principalmente la fertilità iniziale, il pH e la presenza di calcare attivo. La fragola preferisce terreni a bassa salinità, con un pH compreso fra 5,5 e 7 e con calcare attivo non superiore a 5-6%. In presenza di terreni ricchi di calcare può risultare assai utile abbassare il livello del pH distribuendo con molto anticipo zolfo (10 q/ha.) In linea di massima nei terreni di media fertilità è consigliabile effettuare all'impianto una buona concimazione organica, apportando 800-1.000 q/ha di letame; nei terreni che devono essere fumigati è necessario interrare il letame 4 mesi prima del trattamento sterilizzante. L'azoto minerale va distribuito dopo l'impianto, soprattutto nei terreni fumigati, mentre buona parte del fosforo e del potassio di cui ha bisogno la pianta si può anticipare all'impianto, tenendo conto che mediamente in un anno la fragola asporta 3,5-7 kg di Azoto, 2,5 kg di Fosforo e 6,5 kg di Potassio per tonnellata di produzione. Tipi di piante, sesti e modalità d'impianto. E' consigliabile utilizzare piante della categoria A (diametro del colletto 8-10 mm), garantite dal punto di vista genetico-sanitario. L'apparato radicale ed il colletto devono essere integri ed esenti da marciumi. Le piantine vanno curate fin dal momento della loro estrazione dalla cella frigorifera, facendole sostare in un luogo fresco o in un altro frigorifero a 3-4 °C. E' bene accertarsi che le piante non abbiano subito danni durante la conservazione e che non siano attaccate da parassiti animali e vegetali. Osservando la sezione verticale del colletto e del rizoma non si devono notare zone scure o necrotiche che sono sintomi di malattie o di danni da freddo. Al momento del trapianto l'apparato radicale, se molto sviluppato, va spuntato e le piante vanno immerse, per alcuni minuti, in acqua contenente un fungicida. Le piante vanno messe a dimora verso sera adottando alcuni accorgimenti : - l'apparato radicale deve essere disteso verticalmente verso il basso e non ripiegato su se stesso ; - la profondità di piantagione deve essere tale da consentire alla corona di affiorare leggermente dal terreno ; - il terreno attorno alle radici deve essere ben compresso. Le piante devono essere interrate fino al colletto e disposte a file binate con distanze di 40 cm tra le file e di 25-30 cm lungo la fila. Cure successive all'impianto Nella conduzione di un fragoleto è importante adottare norme tecniche basate sui principi della produzione integrata, in modo da ottenere prodotti di elevata qualità nel rispetto dell'ambiente e della salute del consumatore. Seguendo questi principi qui di seguito si descrivono le cure colturali successive all'impianto. Dopo l'impianto gli apporti irrigui devono essere frequenti in modo da tenere, per dieci - quindici giorni, il terreno continuamente fresco. A tal fine risulta molto utile effettuare per breve tempo, nelle ore più calde della giornata, irrigazioni per aspersione, che, oltre a mantenere il terreno umido attorno alle radici svolgono una funzione climatizzante. Buoni risultati si possono ottenere anche ricorrendo a due ali gocciolanti poste molto vicino alle piante delle due file della bina, in modo da consentire un'idratazione del terreno in prossimità delle radici fin dalle prime settimane successive al trapianto, quando l'apparato radicale della pianta ha una limitata capacità di assorbimento. In questa fase l'ambiente caldo umido che si determina sotto il polietilene nella zona circostante le piante favorisce l'insediamento della Botritys, che può provocare il marciume della corona. Per evitare i danni di questo parassita, oltre ad effettuare qualche trattamento preventivo con un antibotritico, è necessario fare ben aderire al terreno il polietilene utilizzato per la pacciamatura, evitando così che si formi la cosiddetta "camera d'aria". Dopo la piantagione, per favorire lo sviluppo vegetativo e la successiva produzione primaverile, è consigliabile eliminare le infiorescenze e gli stoloni che emettono le piante. Subito dopo la copertura, da effettuare verso la metà di dicembre, va asportato il fogliame vecchio affetto da malattie o infestato di acari. Fertirrigazioni Vanno effettuate dopo circa un mese dal trapianto, tenendo conto della natura del terreno, della fertilità iniziale e delle necessità delle piante. Per quanto riguarda la concimazione azotata è indispensabile frazionare gli apporti. Un'elevata disponibilità di Azoto è richiesta dalle piante nel periodo successivo alla piantagione, per favorire la formazione di gemme a fiore. Nell'intero ciclo si possono apportare circa 15-20 Kg/1000m2 distribuiti con cadenza bisettimanale. Il Fosforo, il Potassio e il Magnesio vengono somministrati in massima parte prima dell'impianto; in copertura si può intervenire con dosi frazionate fino a raggiungere un apporto complessivo di circa 12-15 Kg/1000 m2 di P2O5, 25-30 Kg/1000 m2 di K2O e 5-7 Kg/1.000 m2 di MgO. Nei terreni calcarei è indispensabile l'apporto di Ferro, somministrato con la fertirrigazione in diversi interventi. Fioritura e fecondazione Nei fragoleti realizzati con materiale frigoconservato si può favorire una concentrazione della fioritura, un allungamento delle infiorescenze e un anticipo di maturazione, effettuando, alla comparsa degli abbozzi fiorali, un trattamento con acido giberellico, alla concentrazione di 10 ppm I risultati economici della coltivazione della fragola possono essere compromessi da situazioni ambientali sfavorevoli che possono verificarsi nel corso della fioritura. Generalmente negli impianti realizzati con piantine frigoconservate questa fase fenologica si ha nei mesi di gennaio-febbraio. In questo periodo per cause diverse può capitare che non tutti i pistilli inseriti nel ricettacolo fiorale vengano fecondati e quindi non avviene la differenziazione di alcuni semi e l'accrescimento della corrispondente porzione del ricettacolo. Di conseguenza l'infruttescenza (il comune frutto) assumerà un aspetto deforme. Pertanto durante la fioritura è necessario seguire attentamente l'andamento dell'impollinazione in modo da individuare tempestivamente eventuali fattori negativi. In linea generale l'irregolarità dell'impollinazione è dovuta ai seguenti motivi: - condizioni termiche sfavorevoli; - assenza di vettori del polline; - presenza di patogeni; - tossicità degli antiparassitari. L'andamento climatico ha notevole influenza sull'impollinazione; la temperatura ottimale per la fecondazione è di circa + 20 °C, mentre l'umidità relativa dovrebbe essere inferiore al 60%. Le basse temperature ostacolano il volo delle api e quando scendono sotto 0 °C possono danneggiare totalmente o parzialmente gli organi fiorali. Nel marsalese nei mesi di gennaio e febbraio, in ambiente protetto, raramente si registrano valori della temperatura inferiori a 0 °C. Nei tunnel, che sono gli apprestamenti protettivi più diffusi, gli abbassamenti termici sono maggiori che nelle serre (vedi tabella) e quindi in caso di gelate durante il periodo della fioritura è possibile riscontrare danni. Al fine di migliorare la stabilità termica e anche per favorire una migliore circolazione delle api si stanno provando tunnel medi multipli, alti m 2,20-2,40 e larghi 4.5- 5 m, con una larghezza totale di circa 70 m, coperti con film plastico non fissato in gronda, in modo da consentire una facile apertura laterale e migliorare l'aerazione. In presenza di basse temperature l'impollinazione, che dovrebbe essere svolta dal vento e da insetti pronubi, diviene quasi inesistente e quindi è necessario intervenire manualmente. In questo caso si può migliorare la situazione spazzolando i fiori e ventilando l'ambiente anche mediante un atomizzatore. L'elevata umidità oltre ad ostacolare la circolazione del polline favorisce lo sviluppo della Botrytis che è causa di malformazione del frutto. Pertanto nel corso della fioritura è fondamentale, durante il giorno, tenere aperti i tunnel per permettere l'aerazione. L'arieggiamento impedisce la condensazione dell'acqua sulle pareti, favorisce un miglioramento delle condizioni fitosanitarie ed è considerato un valido mezzo indiretto di lotta contro la Botrytis. Anche in presenza di altri parassiti è preferibile ricorrere a interventi agronomici e biologici ed evitare l'uso di antiparassitari che per cause varie potrebbero creare problemi di fitossicità e quindi aborti fiorali. L'impianto del fragoleto con piante fresche L'impiego della pianta fresca trova sempre più consensi nella fragolicoltura marsalese, interessando ormai circa il 50% dell'intera superfìcie. Questo interesse è dovuto principalmente all'influenza del clima, caratterizzato da inverni miti con elevata luminosità. In queste condizioni le piante fresche si mantengono in continua attività vegetativa e produttiva ed esprimono tutta la loro potenzialità. Oggi esiste la possibilità di potere disporre di diversi tipi di piante (fresca tradizionale, pianta di altura e cime radicate) e quindi di soddisfare tutte le esigenze di ordine agronomico. L'impiego di piante vegetanti, rispetto a quelle frigoconservate, consente i seguenti vantaggi: -un anticipo della raccolta di 20-30 giorni; -pezzatura dei frutti più regolare durante tutto il periodo di raccolta; -minore costo di produzione, per il fatto che si risparmia su alcune operazioni colturali (asportazione degli stoloni, delle foglie) e sull'impiego di acqua per l'irrigazione. Le piante fresche presentano l'inconveniente di una produzione per pianta inferiore alle frigoconservate, comunque in parte superabile ricorrendo ad una maggiore densità di piantagione (100.000 piante/ha). Nella maggior parte dei casi il trapianto viene effettuato nella seconda decade di ottobre, utilizzando piante senza foglie provenienti da vivai di altura. Ultimamente si va diffondendo l'impiego di cime radicate ottenute prelevando dal vivaio stoloni con abbozzi radicali e mettendoli a radicare in appositi contenitori alveolari posti in ambiente ombreggiato e provvisto di sistema di nebulizzazione. La pianta così prodotta, pur essendo più costosa rispetto alla pianta fresca a radice nuda, ha il vantaggio di potere essere trapiantata anticipatamente e di dare produzioni precoci e molto elevate. Per quanto riguarda la tecnica colturale è importante seguire alcuni accorgimenti. Innanzitutto occorre effettuare la copertura della coltura dopo pochi giorni dall'impianto, al fine di ottenere una maggiore precocità di maturazione e una più elevata produzione. Le concimazioni vanno eseguite ad intervalli brevi, otto-dieci giorni, orientando il rapporto nutritivo a favore dell'azoto, principalmente nitrico, nella fase di sviluppo della piante. Nei terreni calcarei è indispensabile l'apporto di chelati di ferro (6-8 g/m2) distribuiti con la fertirrigazione in diversi interventi. Particolare attenzione va riservata anche all'irrigazione e ai trattamenti antiparassitari. Rispetto alle piante frigoconservate risultano più soggette all'attacco di tripidi, soprattutto nel periodo primaverile. La contemporanea presenza di fiori e frutti pone problemi di ordine igienico-sanitario, che possono essere risolti ricorrendo a mezzi biologici ( Bacillus thuringiensis contro le nottue, Orius laevigatus contro i tripidi, Phytoseiulus persimilis contro il ragnetto rosso e Chrysoperla carnea contro gli afidi) e/o a prodotti con breve intervallo di sicurezza. La difesa II controllo dei patogeni animali e vegetali deve essere effettuato nel rispetto delle esigenze ambientali ed igienico-sanitarie. Ciò è realizzabile seguendo i principi della lotta integrata, che implica un limitato uso dei mezzi chimici e 1' adozione di interventi a basso impatto ambientale quali: - utilizzazione di materiale di moltiplicazione sano; - ampie rotazioni, concimazioni equilibrate, prode alte; - uso di trappole cromotropiche, di mezzi biologici e prodotti naturali (zolfo, rame, piretro, ecc); I prodotti chimici di sintesi vanno utilizzati solo in caso di necessità e la loro scelta va effettuata soprattutto in relazione ai possibili effetti negativi sull'uomo e sull'agroecosistema. In quest'ottica di difesa è importante monitorare i parassiti e intervenire al momento opportuno. Di seguito vengono indicate le tecniche di difesa integrata della fragola da adottare, nelle diverse fasi vegetative, nelle condizioni colturali del trapanese. Interventi in pre-impianto II terreno da destinare all'impianto del fragoleto non deve contenere patogeni che provocano alterazioni delle radici o deperimento delle piante. Per questo sono preferibili terreni che non hanno ospitato da lungo tempo la coltura della fragola o altre specie che vengono attaccate dagli stessi parassiti tellurici. Una buona sistemazione del terreno contribuisce comunque ad impedire lo sviluppo di alcuni pericolosi parassiti. A tal fine si consiglia di formare prode con baulature alte almeno 30 cm, in modo da assicurare all'apparato radicale un ambiente privo di ristagni di acqua. In caso di coltura ripetuta si pone il problema di ridurre la carica dei patogeni del suolo e, purtroppo, allo stato attuale la soluzione più efficace rimane l'impiego di fumiganti quali dazomet, associato eventualmente al fenamiphos, o bromuro di metile. È possibile adottare dosaggi ridotti di bromuro di metile utilizzando per la copertura del suolo film plastici impermeabili o ricorrendo preventivamente alla pratica della solarizzazione. Interventi in post-impianto In questa fase la difesa assume un' importanza rilevante al fine di assicurare un soddisfacente andamento della coltivazione. Infatti la maggior parte delle malattie che colpiscono le foglie, le radici e la corona trovano in questo periodo condizioni favorevoli al loro sviluppo. Ma anche alcuni parassiti animali come il ragnetto rosso necessitano di un attento controllo per evitare che in seguito, soprattutto nel periodo della raccolta, si possano manifestare con alti livelli d'infestazione. Per quanto riguarda la strategia di difesa da adottare si consiglia di intervenire anzitutto con mezzi agronomici (concimazioni equilibrate, sfogliatura, controllo dell'umidità, ecc); quando si deve fare ricorso al mezzo chimico è preferibile utilizzare prodotti naturali come zolfo e rame. I prodotti di sintesi vanno utilizzati in caso di necessità e tenendo conto della loro tossicità nei riguardi dei più comuni ausiliari. Di seguito vengono indicate le strategie di difesa nei confronti delle avversità riscontrabili in questo periodo. OIDIO: questa malattia può essere combattuta efficacemente intervenendo preventivamente dopo 25-30 giorni dal trapianto con 3-4 applicazioni di zolfo micronizzato, distribuito uniformemente su tutta la vegetazione. In presenza di sintomi dell'infezione oidica si può intervenire con dinocap o antioidici IBE (inibitori della sintesi degli ergosteroli) quali triforine, penconazolo, nuarimol, fenarimol, miclobutanil; quest'ultimi (IBE) utilizzabili al massimo per due volte ali' anno. MACULATURA ANGOLARE: la lotta contro questa malattia batterica è di tipo preventivo e si effettua intervenendo 2-3 volte con prodotti rameici. VAIOLATURA E MACULATURA ZONATA: queste due malattie fungine non causano di solito danni di particolare rilievo, soprattutto se sono stati effettuati trattamenti preventivi con rame. In caso di forti attacchi si può fare ricorso a dithianon. ANTRACNOSI: La presenza di questa malattia è molto rara. Per controllarla si adottano accorgimenti preventivi come l'impiego di materiale di propagazione sano, l'arieggiamento dei tunnel e l'allontanamento delle parti infette. La lotta chimica si effettua con diclofluanide. NECROSI DEL COLLETTO E DEL RIZOMA: solamente in presenza dei sintomi della malattia si può intervenire con prodotti a base di propamocarb, fosetil-AL e diclofluanide. RAGNETTO ROSSO: questo acaro è il parassita animale più pericoloso per la fragola. Esso va combattuto fin dal momento in cui si registra la sua presenza. La lotta può essere effettuata con mezzi agronomici, chimici e biologici. Al fine di ridurre la popolazione del fìtofago è opportuno innanzitutto eliminare le foglie più vecchie. Quando le condizioni sono particolarmente favorevoli al suo sviluppo è preferibile intervenire con prodotti chimici. Un solo trattamento effettuato.in questa fase con prodotti selettivi nei riguardi degli ausiliari può arrestare definitivamente l'infestazione o può consentire in futuro il suo contenimento mediante il solo mezzo biologico. Per quanto riguarda i prodotti da impiegare si consiglia di ricorrere ad un adulticida (azociclotin, fenpiroximate, tebufenpirad) e ad un ovicida (clofentezine, exitiazox). NOTTUE: la lotta contro questi parassiti va eseguita quando si riscontra la loro presenza, che può essere accertata installando trappole al feromone ai lati esterni dell'ambiente protetto. Le larve giovani possono essere combattute trattando la vegetazione con Bacillus thuringiensis var. Kurstaki, somministrato di sera in quanto il prodotto è fotolabile. Per migliorare 1' effetto del trattamento è opportuno aggiungere al prodotto circa 500-1000 g di zucchero per ettolitro di acqua. Contro le larve in avanzato stadio di sviluppo è preferibile ricorrere ad esche preparate con crusca, olio, zucchero e acefate. OZIORRINCO: le infestazioni di questo parassita sono molte rare ed eventualmente riguardano le fragole di 2° anno. La lotta va eseguita contro gli adulti durante il mese di settembre con prodotti a base di acefate o azinfos-metile. Contro le larve si può ricorrere alla lotta biologica con applicazioni nei mesi di ottobre-novembre di nematodi entomopatogeni del genere Heterorhabditis nella misura di 40.000-50.000/pianta. Interventi dalla fioritura alla raccolta In questo periodo è importante utilizzare mezzi di difesa che non lascino residui sui frutti e che non siano di ostacolo all'attività degli organismi utili (insetti pronubi, parassitoidi e predatori). Pertanto in questa fase è preferibile ricorrere per quanto possibile ad interventi agronomici, meccanici, biologici, biotecnici e naturali. I prodotti chimici di sintesi vanno impiegati solo quando gli altri mezzi di difesa si rivelano inefficaci. Nella scelta dei fitofarmaci si deve tenere conto della selettività nei confronti degli ausiliari e dell'intervallo di sicurezza. Nelle condizioni ambientali del marsalese non sono molti i parassiti che in 49 questo periodo attaccano la fragola e quasi tutti controllabili con interventi a basso impatto ambientale. RAGNETTO ROSSO: questo fitofago va combattuto all'inizio dell'infestazione (1 - 2 adulti per foglia) ricorrendo all'impiego del predatore specifico Phytoseiulus persimilis. Il predatore può essere distribuito con lanci generalizzati o localizzati, ma è indispensabile che questi lanci consentano l'insediamento di un numero di fìtoseidi sufficienti a garantire un rapporto predatore/preda intorno a 1/10. In presenza di una elevata infestazione, prima di procedere al lancio del predatore, è necessario abbassare la popolazione del fitofago mediante un trattamento chimico con prodotti a base di azociclotin ed exitiazox. AFIDI: le infestazioni iniziali (10-15 afidi per pianta) di questi parassiti si possono controllare con lanci del predatore specifico Chrysoperla carnea (20 larve per metro lineare di bina). In presenza di forti attacchi è consigliabile intervenire con prodotti selettivi come piretro naturale o eptenofos. TRIPIDI: la lotta contro questi litofagi risulta molto difficoltosa se non si interviene all'inizio dell'infestazione. Pertanto è consigliabile installare all'inizio della fioritura trappole cromotropiche azzurre (1/10 m2 di superficie) che oltre a permettere di controllare l'andamento della popolazione del parassita determinano un abbassamento dell'infestazione. Con bassi livelli d'infestazione si può intervenire con lanci del predatore Orius laevigatus, da ripetere 2-3 volte fino a raggiungere una densità di 1 predatore per m2. In caso di forti attacchi si possono utilizzare prodotti chimici come acrinatrina. OIDIO: i trattamenti con zolfo micronizzato generalmente riescono a tenere sotto controllo la malattia. In caso di condizioni molto favorevoli allo sviluppo del parassita si può ricorrere ad un trattamento con uno dei seguenti principi attivi: triforine, miclobutanil e nuarimol. MUFFA GRIGIA: nelle nostre condizioni di coltivazione questa malattia si controlla efficacemente evitando i ristagni di acqua, limitando le concimazioni azotate e soprattutto favorendo l'aerazione dell'ambiente protetto. Quest'ultima operazione oggi è resa più facile dall'impiego dei tunnel multipli. Nel caso si vengano a creare condizioni predisponenti lo sviluppo della malattia si può intervenire con pirimetanil.
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