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a cura del dott. Gaspare Bonomo.

  
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Guida alla coltivazione della fragola nel marsalese PDF Stampa E-mail
Scritto da Gaspare Bonomo, Giovanni Catalano, Vincenzo Maltese   
martedì 01 gennaio 2002

(sezione operativa ESA Marsala 2001)

FRAGOLA (Fragaria x ananasso)

Marsala con i suoi 150 ettari di fragola in coltura protetta rappresenta il polo più importante della fragolicoltura siciliana. Elementi caratterizzanti di questa coltura sono:

  • aziende di piccole dimensioni condotte in economia direttamente dal coltivatore;

  • sistema di protezione costituito in prevalenza da tunnel alti m 2 e larghi m 4-4,5, spostati annualmente da un appezzamento all'altro;
  • impiego di piantine frigoconservate (50%) e piantine fresche (cime radicate e fresche di provenienza spagnola);

  • impiego di varietà brevidiurne, Tudla al 90%;

  • ampio calendario di commercializzazione (da dicembre a giugno );

  • terreni di coltivazione appartenenti alle terre rosse mediterranee;

  • modesta presenza di fitopatie.

Nonostante gli aspetti positivi di questa realtà produttiva (omogeneità dell'offerta, ampio calendario di commercializzazione, costi di produzione non molto elevati, buone caratteristiche igienico-sanitarie) poco è stato fatto per la valorizzazione commerciale del prodotto. La produzione marsalese, stimata intorno ai 45-50.000 q viene collocata nei mercati all'ingrosso di tutta Italia attraverso cooperative (30%) e commercianti, in confezioni tradizionali (vaschette di plastica colorate da 150-200 g) e senza servizi aggiuntivi.
La fragolicoltura marsalese ha comunque tutte le caratteristiche per interessare
un mercato più vasto e più remunerativo. Si tratta innanzitutto di creare le condizioni
per una maggiore concentrazione dell'offerta e poi agire su quei fattori che
contribuiscono a migliorare l'immagine del prodotto mediante azioni di marketing.
Per esempio molto si può fare a livello di confezione, utilizzando vaschette trasparenti,
cellofanate e prepesate, in modo da dare visibilità ai frutti, garantire l'igiene
della confezione e la sicurezza del peso. Ma è anche importante curare l'identità
del prodotto, accompagnandolo con note informative sul luogo di produzione,
sui sistemi di coltivazione e sulle caratteristiche organolettiche e igienicosanitarie.
Si può infine sfruttare il fatto che la fragola richiama più l'immagine di
dessert, di dolce, che di frutta a fine pasto. Sotto questo aspetto potrebbe formare
col Marsala, famoso vino da dessert, un'accoppiata promozionale e commerciale
di grande sinergia.
L'impianto del fragoleto con piantine frigoconservate
La buona riuscita di un fragoleto dipende in larga misura dalle scelte effettuate
prima della messa a dimora delle piantine e dalle tecniche adottate nel corso della
coltivazione. Queste variano con l'ambiente di coltivazione e il materiale di moltiplicazione
impiegato. Operando in ambiente protetto e con materiale frigoconsevato
bisogna porre attenzione all'epoca d'impianto, alla preparazione del terreno,
alla concimazione di base e alla scelta delle piantine.
Epoca di piantagione
L'epoca di messa a dimora delle piantine influenza il risultato produttivo del
fragoleto. Nelle condizioni ambientali marsalesi, impiegando cultivar adatte al
Sud, l'epoca d'impianto non deve protrarsi oltre il mese di agosto se si vuole ottenere
il massimo rendimento produttivo. In questo periodo le condizioni ambientali
non sono molto favorevoli all'attecchimento delle piantine e, spesso, se non si
opera con molta attenzione, si possono avere numerose fallanze.
Preparazione del terreno
Si deve porre molta cura nella preparazione e nella sistemazione del terreno,
in modo da creare le condizioni per un facile smaltimento delle acque sia in superfìcie
che in profondità ed impedire così ad alcuni pericolosi parassiti vegetali (verticillium,
rhizoctonia,ecc.) di svilupparsi.
La preparazione del terreno deve avvenire molto prima dell'impianto, soprattutto
se si devono interrare i concimi organici (letame). Dopo l'aratura profonda e
i lavori di amminutamento il terreno va sistemato a prode, che devono essere
molto alte, 30-40 cm, e livellate al colmo. In caso di coltura ripetuta è necessario
ridurre il carico di patogeni tellurici ricorrendo alla fumigazione con bromuro di
metile.
In vista del divieto dell'impiego di questo prodotto è consigliabile prevedere
un avvicendamento della fragola con altre colture poco suscettibili ai comuni
parassiti tellurici (lattuga, fagiolino, zucchino, fava, pisello, ecc). Anche con la
solarizzazione si possono ottenere risultati positivi. Questa tecnica consiste nel
riscaldamento del terreno mediante una copertura con film plastico trasparente
spesso 0,03 mm e va effettuata nel periodo estivo per 7 - 8 settimane, tenendo il
terreno umido al fine di aumentare la sensibilità dei microrganismi e migliorare la
conducibilità termica. Il film plastico può essere collocato sul terreno già sistemato
a prode, con lo scopo di aumentare la superfìcie esposta al calore solare, di facilitare
la penetrazione del calore in profondità e di evitare, al termine dell'operazione,
di rimescolare gli strati superficiali solarizzati con quelli profondi.
Concimazione d'impianto
Prima di programmare la concimazione è necessario effettuare le analisi del
terreno per esaminare principalmente la fertilità iniziale, il pH e la presenza di calcare
attivo.
La fragola preferisce terreni a bassa salinità, con un pH compreso fra 5,5 e 7
e con calcare attivo non superiore a 5-6%. In presenza di terreni ricchi di calcare
può risultare assai utile abbassare il livello del pH distribuendo con molto anticipo
zolfo (10 q/ha.)
In linea di massima nei terreni di media fertilità è consigliabile effettuare
all'impianto una buona concimazione organica, apportando 800-1.000 q/ha di letame;
nei terreni che devono essere fumigati è necessario interrare il letame 4 mesi
prima del trattamento sterilizzante. L'azoto minerale va distribuito dopo l'impianto,
soprattutto nei terreni fumigati, mentre buona parte del fosforo e del potassio di
cui ha bisogno la pianta si può anticipare all'impianto, tenendo conto che mediamente
in un anno la fragola asporta 3,5-7 kg di Azoto, 2,5 kg di Fosforo e 6,5 kg
di Potassio per tonnellata di produzione.
Tipi di piante, sesti e modalità d'impianto.
E' consigliabile utilizzare piante della categoria A (diametro del colletto 8-10
mm), garantite dal punto di vista genetico-sanitario. L'apparato radicale ed il colletto
devono essere integri ed esenti da marciumi. Le piantine vanno curate fin dal
momento della loro estrazione dalla cella frigorifera, facendole sostare in un luogo
fresco o in un altro frigorifero a 3-4 °C.
E' bene accertarsi che le piante non abbiano subito danni durante la conservazione
e che non siano attaccate da parassiti animali e vegetali. Osservando la
sezione verticale del colletto e del rizoma non si devono notare zone scure o necrotiche
che sono sintomi di malattie o di danni da freddo.
Al momento del trapianto l'apparato radicale, se molto sviluppato, va spuntato
e le piante vanno immerse, per alcuni minuti, in acqua contenente un fungicida.
Le piante vanno messe a dimora verso sera adottando alcuni accorgimenti :
- l'apparato radicale deve essere disteso verticalmente verso il basso e non
ripiegato su se stesso ;
- la profondità di piantagione deve essere tale da consentire alla corona di
affiorare leggermente dal terreno ;
- il terreno attorno alle radici deve essere ben compresso.
Le piante devono essere interrate fino al colletto e disposte a file binate con
distanze di 40 cm tra le file e di 25-30 cm lungo la fila.
Cure successive all'impianto
Nella conduzione di un fragoleto è importante adottare norme tecniche basate
sui principi della produzione integrata, in modo da ottenere prodotti di elevata
qualità nel rispetto dell'ambiente e della salute del consumatore.
Seguendo questi principi qui di seguito si descrivono le cure colturali successive
all'impianto.
Dopo l'impianto gli apporti irrigui devono essere frequenti in modo da tenere,
per dieci - quindici giorni, il terreno continuamente fresco.
A tal fine risulta molto utile effettuare per breve tempo, nelle ore più calde
della giornata, irrigazioni per aspersione, che, oltre a mantenere il terreno umido
attorno alle radici svolgono una funzione climatizzante.
Buoni risultati si possono ottenere anche ricorrendo a due ali gocciolanti poste
molto vicino alle piante delle due file della bina, in modo da consentire un'idratazione
del terreno in prossimità delle radici fin dalle prime settimane successive al
trapianto, quando l'apparato radicale della pianta ha una limitata capacità di assorbimento.
In questa fase l'ambiente caldo umido che si determina sotto il polietilene
nella zona circostante le piante favorisce l'insediamento della Botritys, che può
provocare il marciume della corona. Per evitare i danni di questo parassita, oltre
ad effettuare qualche trattamento preventivo con un antibotritico, è necessario fare
ben aderire al terreno il polietilene utilizzato per la pacciamatura, evitando così
che si formi la cosiddetta "camera d'aria".
Dopo la piantagione, per favorire lo sviluppo vegetativo e la successiva produzione
primaverile, è consigliabile eliminare le infiorescenze e gli stoloni che
emettono le piante.
Subito dopo la copertura, da effettuare verso la metà di dicembre, va asportato
il fogliame vecchio affetto da malattie o infestato di acari.
Fertirrigazioni
Vanno effettuate dopo circa un mese dal trapianto, tenendo conto della natura
del terreno, della fertilità iniziale e delle necessità delle piante.
Per quanto riguarda la concimazione azotata è indispensabile frazionare gli
apporti. Un'elevata disponibilità di Azoto è richiesta dalle piante nel periodo successivo
alla piantagione, per favorire la formazione di gemme a fiore. Nell'intero
ciclo si possono apportare circa 15-20 Kg/1000m2 distribuiti con cadenza bisettimanale.
Il Fosforo, il Potassio e il Magnesio vengono somministrati in massima parte
prima dell'impianto; in copertura si può intervenire con dosi frazionate fino a raggiungere
un apporto complessivo di circa 12-15 Kg/1000 m2 di P2O5, 25-30
Kg/1000 m2 di K2O e 5-7 Kg/1.000 m2 di MgO.
Nei terreni calcarei è indispensabile l'apporto di Ferro, somministrato con la
fertirrigazione in diversi interventi.
Fioritura e fecondazione
Nei fragoleti realizzati con materiale frigoconservato si può favorire una concentrazione
della fioritura, un allungamento delle infiorescenze e un anticipo di
maturazione, effettuando, alla comparsa degli abbozzi fiorali, un trattamento con
acido giberellico, alla concentrazione di 10 ppm
I risultati economici della coltivazione della fragola possono essere compromessi
da situazioni ambientali sfavorevoli che possono verificarsi nel corso della
fioritura. Generalmente negli impianti realizzati con piantine frigoconservate questa
fase fenologica si ha nei mesi di gennaio-febbraio. In questo periodo per cause
diverse può capitare che non tutti i pistilli inseriti nel ricettacolo fiorale vengano
fecondati e quindi non avviene la differenziazione di alcuni semi e l'accrescimento
della corrispondente porzione del ricettacolo. Di conseguenza l'infruttescenza
(il comune frutto) assumerà un aspetto deforme. Pertanto durante la fioritura è
necessario seguire attentamente l'andamento dell'impollinazione in modo da individuare
tempestivamente eventuali fattori negativi. In linea generale l'irregolarità
dell'impollinazione è dovuta ai seguenti motivi:
- condizioni termiche sfavorevoli;
- assenza di vettori del polline;
- presenza di patogeni;
- tossicità degli antiparassitari.
L'andamento climatico ha notevole influenza sull'impollinazione; la temperatura
ottimale per la fecondazione è di circa + 20 °C, mentre l'umidità relativa
dovrebbe essere inferiore al 60%. Le basse temperature ostacolano il volo delle api
e quando scendono sotto 0 °C possono danneggiare totalmente o parzialmente gli
organi fiorali. Nel marsalese nei mesi di gennaio e febbraio, in ambiente protetto,
raramente si registrano valori della temperatura inferiori a 0 °C. Nei tunnel, che
sono gli apprestamenti protettivi più diffusi, gli abbassamenti termici sono maggiori
che nelle serre (vedi tabella) e quindi in caso di gelate durante il periodo della
fioritura è possibile riscontrare danni. Al fine di migliorare la stabilità termica e
anche per favorire una migliore circolazione delle api si stanno provando tunnel
medi multipli, alti m 2,20-2,40 e larghi 4.5- 5 m, con una larghezza totale di circa
70 m, coperti con film plastico non fissato in gronda, in modo da consentire una
facile apertura laterale e migliorare l'aerazione. In presenza di basse temperature
l'impollinazione, che dovrebbe essere svolta dal vento e da insetti pronubi, diviene
quasi inesistente e quindi è necessario intervenire manualmente. In questo caso
si può migliorare la situazione spazzolando i fiori e ventilando l'ambiente anche
mediante un atomizzatore.
L'elevata umidità oltre ad ostacolare la circolazione del polline favorisce lo
sviluppo della Botrytis che è causa di malformazione del frutto. Pertanto nel corso
della fioritura è fondamentale, durante il giorno, tenere aperti i tunnel per permettere
l'aerazione. L'arieggiamento impedisce la condensazione dell'acqua sulle
pareti, favorisce un miglioramento delle condizioni fitosanitarie ed è considerato
un valido mezzo indiretto di lotta contro la Botrytis. Anche in presenza di altri
parassiti è preferibile ricorrere a interventi agronomici e biologici ed evitare l'uso
di antiparassitari che per cause varie potrebbero creare problemi di fitossicità e
quindi aborti fiorali.  L'impianto del fragoleto con piante fresche
L'impiego della pianta fresca trova sempre più consensi nella fragolicoltura
marsalese, interessando ormai circa il 50% dell'intera superfìcie. Questo interesse
è dovuto principalmente all'influenza del clima, caratterizzato da inverni miti con
elevata luminosità.
In queste condizioni le piante fresche si mantengono in continua attività vegetativa
e produttiva ed esprimono tutta la loro potenzialità. Oggi esiste la possibilità
di potere disporre di diversi tipi di piante (fresca tradizionale, pianta di altura
e cime radicate) e quindi di soddisfare tutte le esigenze di ordine agronomico.
L'impiego di piante vegetanti, rispetto a quelle frigoconservate, consente i seguenti
vantaggi:
-un anticipo della raccolta di 20-30 giorni;
-pezzatura dei frutti più regolare durante tutto il periodo di raccolta;
-minore costo di produzione, per il fatto che si risparmia su alcune operazioni
colturali (asportazione degli stoloni, delle foglie) e sull'impiego di acqua per
l'irrigazione.
Le piante fresche presentano l'inconveniente di una produzione per pianta
inferiore alle frigoconservate, comunque in parte superabile ricorrendo ad una
maggiore densità di piantagione (100.000 piante/ha).
Nella maggior parte dei casi il trapianto viene effettuato nella seconda decade
di ottobre, utilizzando piante senza foglie provenienti da vivai di altura.
Ultimamente si va diffondendo l'impiego di cime radicate ottenute prelevando dal
vivaio stoloni con abbozzi radicali e mettendoli a radicare in appositi contenitori
alveolari posti in ambiente ombreggiato e provvisto di sistema di nebulizzazione.
La pianta così prodotta, pur essendo più costosa rispetto alla pianta fresca a radice
nuda, ha il vantaggio di potere essere trapiantata anticipatamente e di dare produzioni
precoci e molto elevate.
Per quanto riguarda la tecnica colturale è importante seguire alcuni accorgimenti.
Innanzitutto occorre effettuare la copertura della coltura dopo pochi giorni
dall'impianto, al fine di ottenere una maggiore precocità di maturazione e una più
elevata produzione.
Le concimazioni vanno eseguite ad intervalli brevi, otto-dieci giorni, orientando
il rapporto nutritivo a favore dell'azoto, principalmente nitrico, nella fase di
sviluppo della piante. Nei terreni calcarei è indispensabile l'apporto di chelati di
ferro (6-8 g/m2) distribuiti con la fertirrigazione in diversi interventi.
Particolare attenzione va riservata anche all'irrigazione e ai trattamenti antiparassitari.
Rispetto alle piante frigoconservate risultano più soggette all'attacco di tripidi,
soprattutto nel periodo primaverile. La contemporanea presenza di fiori e frutti
pone problemi di ordine igienico-sanitario, che possono essere risolti ricorrendo
a mezzi biologici ( Bacillus thuringiensis contro le nottue, Orius laevigatus contro
i tripidi, Phytoseiulus persimilis contro il ragnetto rosso e Chrysoperla carnea
contro gli afidi) e/o a prodotti con breve intervallo di sicurezza.
La difesa
II controllo dei patogeni animali e vegetali deve essere effettuato nel rispetto
delle esigenze ambientali ed igienico-sanitarie. Ciò è realizzabile seguendo i principi
della lotta integrata, che implica un limitato uso dei mezzi chimici e 1' adozione
di interventi a basso impatto ambientale quali:
- utilizzazione di materiale di moltiplicazione sano;
- ampie rotazioni, concimazioni equilibrate, prode alte;
- uso di trappole cromotropiche, di mezzi biologici e prodotti naturali (zolfo,
rame, piretro, ecc);
I prodotti chimici di sintesi vanno utilizzati solo in caso di necessità e la loro
scelta va effettuata soprattutto in relazione ai possibili effetti negativi sull'uomo e
sull'agroecosistema. In quest'ottica di difesa è importante monitorare i parassiti e
intervenire al momento opportuno.
Di seguito vengono indicate le tecniche di difesa integrata della fragola da
adottare, nelle diverse fasi vegetative, nelle condizioni colturali del trapanese.
Interventi in pre-impianto
II terreno da destinare all'impianto del fragoleto non deve contenere patogeni
che provocano alterazioni delle radici o deperimento delle piante. Per questo sono
preferibili terreni che non hanno ospitato da lungo tempo la coltura della fragola o
altre specie che vengono attaccate dagli stessi parassiti tellurici. Una buona sistemazione
del terreno contribuisce comunque ad impedire lo sviluppo di alcuni pericolosi
parassiti. A tal fine si consiglia di formare prode con baulature alte almeno
30 cm, in modo da assicurare all'apparato radicale un ambiente privo di ristagni di
acqua.
In caso di coltura ripetuta si pone il problema di ridurre la carica dei patogeni
del suolo e, purtroppo, allo stato attuale la soluzione più efficace rimane l'impiego
di fumiganti quali dazomet, associato eventualmente al fenamiphos, o bromuro
di metile. È possibile adottare dosaggi ridotti di bromuro di metile utilizzando
per la copertura del suolo film plastici impermeabili o ricorrendo preventivamente
alla pratica della solarizzazione.
Interventi in post-impianto
In questa fase la difesa assume un' importanza rilevante al fine di assicurare
un soddisfacente andamento della coltivazione. Infatti la maggior parte delle
malattie che colpiscono le foglie, le radici e la corona trovano in questo periodo
condizioni favorevoli al loro sviluppo. Ma anche alcuni parassiti animali come il
ragnetto rosso necessitano di un attento controllo per evitare che in seguito,
soprattutto nel periodo della raccolta, si possano manifestare con alti livelli d'infestazione.
Per quanto riguarda la strategia di difesa da adottare si consiglia di intervenire
anzitutto con mezzi agronomici (concimazioni equilibrate, sfogliatura, controllo
dell'umidità, ecc); quando si deve fare ricorso al mezzo chimico è preferibile
utilizzare prodotti naturali come zolfo e rame. I prodotti di sintesi vanno utilizzati
in caso di necessità e tenendo conto della loro tossicità nei riguardi dei più
comuni ausiliari.
Di seguito vengono indicate le strategie di difesa nei confronti delle avversità
riscontrabili in questo periodo.
OIDIO: questa malattia può essere combattuta efficacemente intervenendo
preventivamente dopo 25-30 giorni dal trapianto con 3-4 applicazioni di zolfo
micronizzato, distribuito uniformemente su tutta la vegetazione. In presenza di
sintomi dell'infezione oidica si può intervenire con dinocap o antioidici IBE (inibitori
della sintesi degli ergosteroli) quali triforine, penconazolo, nuarimol, fenarimol,
miclobutanil; quest'ultimi (IBE) utilizzabili al massimo per due volte ali'
anno.
MACULATURA ANGOLARE: la lotta contro questa malattia batterica è di tipo preventivo
e si effettua intervenendo 2-3 volte con prodotti rameici.
VAIOLATURA E MACULATURA ZONATA: queste due malattie fungine non causano
di solito danni di particolare rilievo, soprattutto se sono stati effettuati trattamenti
preventivi con rame. In caso di forti attacchi si può fare ricorso a dithianon.
ANTRACNOSI: La presenza di questa malattia è molto rara. Per controllarla si
adottano accorgimenti preventivi come l'impiego di materiale di propagazione
sano, l'arieggiamento dei tunnel e l'allontanamento delle parti infette. La lotta chimica
si effettua con diclofluanide.
NECROSI DEL COLLETTO E DEL RIZOMA: solamente in presenza dei sintomi della
malattia si può intervenire con prodotti a base di propamocarb, fosetil-AL e diclofluanide.
RAGNETTO ROSSO: questo acaro è il parassita animale più pericoloso per la fragola.
Esso va combattuto fin dal momento in cui si registra la sua presenza. La
lotta può essere effettuata con mezzi agronomici, chimici e biologici. Al fine di
ridurre la popolazione del fìtofago è opportuno innanzitutto eliminare le foglie
più vecchie. Quando le condizioni sono particolarmente favorevoli al suo sviluppo
è preferibile intervenire con prodotti chimici. Un solo trattamento effettuato.in
questa fase con prodotti selettivi nei riguardi degli ausiliari può arrestare definitivamente
l'infestazione o può consentire in futuro il suo contenimento mediante il
solo mezzo biologico.
Per quanto riguarda i prodotti da impiegare si consiglia di ricorrere ad un
adulticida (azociclotin, fenpiroximate, tebufenpirad) e ad un ovicida (clofentezine,
exitiazox).
NOTTUE: la lotta contro questi parassiti va eseguita quando si riscontra la loro
presenza, che può essere accertata installando trappole al feromone ai lati esterni
dell'ambiente protetto. Le larve giovani possono essere combattute trattando la
vegetazione con Bacillus thuringiensis var. Kurstaki, somministrato di sera in
quanto il prodotto è fotolabile. Per migliorare 1' effetto del trattamento è opportuno
aggiungere al prodotto circa 500-1000 g di zucchero per ettolitro di acqua.
Contro le larve in avanzato stadio di sviluppo è preferibile ricorrere ad esche
preparate con crusca, olio, zucchero e acefate.
OZIORRINCO: le infestazioni di questo parassita sono molte rare ed eventualmente
riguardano le fragole di 2° anno. La lotta va eseguita contro gli adulti
durante il mese di settembre con prodotti a base di acefate o azinfos-metile.
Contro le larve si può ricorrere alla lotta biologica con applicazioni nei mesi di
ottobre-novembre di nematodi entomopatogeni del genere Heterorhabditis nella
misura di 40.000-50.000/pianta.
Interventi dalla fioritura alla raccolta
In questo periodo è importante utilizzare mezzi di difesa che non lascino residui
sui frutti e che non siano di ostacolo all'attività degli organismi utili (insetti
pronubi, parassitoidi e predatori). Pertanto in questa fase è preferibile ricorrere
per quanto possibile ad interventi agronomici, meccanici, biologici, biotecnici e
naturali. I prodotti chimici di sintesi vanno impiegati solo quando gli altri mezzi
di difesa si rivelano inefficaci.
Nella scelta dei fitofarmaci si deve tenere conto della selettività nei confronti
degli ausiliari e dell'intervallo di sicurezza.
Nelle condizioni ambientali del marsalese non sono molti i parassiti che in
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questo periodo attaccano la fragola e quasi tutti controllabili con interventi a
basso impatto ambientale.
RAGNETTO ROSSO: questo fitofago va combattuto all'inizio dell'infestazione (1 -
2 adulti per foglia) ricorrendo all'impiego del predatore specifico Phytoseiulus
persimilis. Il predatore può essere distribuito con lanci generalizzati o localizzati,
ma è indispensabile che questi lanci consentano l'insediamento di un numero
di fìtoseidi sufficienti a garantire un rapporto predatore/preda intorno a 1/10. In
presenza di una elevata infestazione, prima di procedere al lancio del predatore, è
necessario abbassare la popolazione del fitofago mediante un trattamento chimico
con prodotti a base di azociclotin ed exitiazox.
AFIDI: le infestazioni iniziali (10-15 afidi per pianta) di questi parassiti si possono
controllare con lanci del predatore specifico Chrysoperla carnea (20 larve
per metro lineare di bina).
In presenza di forti attacchi è consigliabile intervenire con prodotti selettivi
come piretro naturale o eptenofos.
TRIPIDI: la lotta contro questi litofagi risulta molto difficoltosa se non si interviene
all'inizio dell'infestazione. Pertanto è consigliabile installare all'inizio della
fioritura trappole cromotropiche azzurre (1/10 m2 di superficie) che oltre a permettere
di controllare l'andamento della popolazione del parassita determinano un
abbassamento dell'infestazione. Con bassi livelli d'infestazione si può intervenire
con lanci del predatore Orius laevigatus, da ripetere 2-3 volte fino a raggiungere
una densità di 1 predatore per m2. In caso di forti attacchi si possono utilizzare
prodotti chimici come acrinatrina.
OIDIO: i trattamenti con zolfo micronizzato generalmente riescono a tenere
sotto controllo la malattia. In caso di condizioni molto favorevoli allo sviluppo
del parassita si può ricorrere ad un trattamento con uno dei seguenti principi attivi:
triforine, miclobutanil e nuarimol.
MUFFA GRIGIA: nelle nostre condizioni di coltivazione questa malattia si controlla
efficacemente evitando i ristagni di acqua, limitando le concimazioni azotate
e soprattutto favorendo l'aerazione dell'ambiente protetto.
Quest'ultima operazione oggi è resa più facile dall'impiego dei tunnel multipli.
Nel caso si vengano a creare condizioni predisponenti lo sviluppo della
malattia si può intervenire con pirimetanil.

 
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